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Lezioni di cinema
Come costruire un corto/mediometraggio narrativo - Dispensa 8 di 10
La continuità
L'essenza del cinema sta nel controllo della luce e nel dominio dei raccordi. A questi due argomenti – essenziali per comporre l'alchimia di un'immagine che diventa emozione e racconto – va aggiunta la padronanza di un terzo elemento assai rilevante: la continuità.
Ma cosa si intende per continuità (o continuity, in inglese)? Volendo azzardare una definizione si può dire che con questo termine si indica la capacità di stabilire relazioni biunivoche tra le inquadrature. Per unire più riprese – lo si è detto parecchie volte in queste lezioni – bisogna conoscere e tenere presenti alcune regole elementari, oltre che possedere quel talento estetico e figurativo che permette di racchiudere lo spazio e innescare la metamorfosi che da una semplice "ripresa" conduce ad una vera e propria “inquadratura”. L'insieme di queste regole costituisce un utile menu di nozioni che vanno sotto il nome di “tecnica di raccordo”.
Per meglio capire a cosa ci stiamo riferendo, prendiamo ad esempio due tipi di raccordo, i più semplici. Nel primo – il cosiddetto raccordo di sguardo – le inquadrature seguono e riportano la naturale curiosità dello spettatore quando un personaggio osserva qualcosa al di fuori oppure all'interno della scena. In questo primo caso, per la costruzione e la scelta delle inquadrature sarà determinante l'oggetto osservato dal personaggio. Quasi naturalmente, dunque, se una prima inquadratura mostrerà il personaggio che guarda, nella successiva si inserirà l'oggetto o la persona richiamati dallo sguardo.
Un secondo esempio di raccordo è il celebre raccordo di movimento. In questo caso non è lo sguardo a guidare le inquadrature, ma il movimento dei personaggi. E' facile intuire che il passaggio da un'inquadratura all'altra seguirà la direzione del movimento o – complicando un po' le cose – dei molti movimenti intrapresi dai vari protagonisti.
Alla luce di queste basilari conoscenze va sottolineato quanto sia importante – anzi essenziale – progettare le inquadrature secondo una precisa dinamica dei raccordi, così da ottimizzare la visione ed evitare le tante confusioni che facilmente possono generarsi. Tralasciare l'elemento della continuità, dunque, causa prima di tutto una poca fluidità del video. Inoltre lascia “emergere” la progettazione della storia, quindi non permette la necessaria simbiosi emotiva tra spettatore e personaggio.
Esiste poi una forma di continuità che ha per oggetto le cosiddette incoerenze narrative o temporali, vale a dire quegli elementi narrativi che collidono l'uno con l'altro generando incongruenze. Ma a questi fattori si dedicheranno attenzioni in occasione del prossimo blocco di lezioni dedicate alla creazione di un plot narrativo efficace.
Integrando gli elementi appena chiariti con le regole esposte in precedenza (empatia, adeguata caratterizzazione dei protagonisti, comprensione del punto di vista ecc.) gli eventi raccontati nella pellicola si svolgeranno attraverso una spirale organica e bilanciata, tali da rendere giustizia alla qualità del lavoro autoriale e di sceneggiatura. In caso contrario – qualora questi elementi venissero tralasciati o sotto-considerati – la narrazione sarà scattosa, poco coinvolgente ed emozionante, addirittura fastidiosa. Non per nulla, una delle più grandi regole del cinema sostiene che la brutta inquadratura è perdonabile, è perdonabile il cattivo uso delle luce, ma non è assolutamente accettabile che una storia tralasci la continuità e gli elementi che la determinano.
Thomas Graziani
Si ringrazia F. Fogliato
© 2008 Toikoe

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